Esempi di strutturazione tempo-spazio e attività per studenti con autismo (da un articolo dell’insegnante Chris (room5@aol.com))

Nota:

Le seguenti informazioni sono state raccolte da diverse fonti e consistono in idee ed informazioni che sono state usate nelle nostre classi; non tutte le indicazioni saranno utili per tutti gli studenti con autismo: cio’ che ha funzionato per me non e’ detto debba necessariamente lavorare nelle vostre aule.

Predisposizione dell’aula
Questo aspetto dovrebbe essere prioritario quando si organizza per studenti con disturbi dello spettro autistico.
Aree differenti hanno diversi utilizzi: noi lavoreremo nell’area del lavoro, giocheremo nell’area di gioco, e cosi’ via.
In questo esempio utilizzato in una nostra aula, un angolo della classe e’ separato fisicamente ed utilizzato per diverse funzioni, ed utilizzato a turno dai vari studenti con autismo presenti nell’intera scuola.
Notate come l’altezza ideale dei divisori (si possono utilizzare pannelli in legno, mobili, arredi, ecc) e’ di circa 120-130 cm per studenti fino a otto anni, in modo che, durante il lavoro indipendente, io possa controllare il bambino anche da distanza ed allo stesso tempo lui, stando seduto, non sia distratto dall’ambiente circostante.

Suddivisione delle aree
In questo angolo ricavato si possono riconoscere le seguenti aree:

  • Area A (lavori sistematici): le attivita’ sono strutturate per rinforzare specifici abilita’, quali fine-motoria, preparazione alla lettura ed alla matematica, ecc.
  • Area B (insegnamento individuale): qui’ le attivita’ sono organizzate per l’insegnamento diretto di specifici obbiettivi.
  • Area C (lavoro): preparata per il lavoro indipendente.
  • Area D (gioco): le attivita’ comprendono gioco libero e strutturato, e sviluppo delle abilita’ di gioco.

Tipica postazione di lavoro (area C)
Questa mostra la predisposizione per uno studente piu’ giovane: i compiti vanno dal ripiano al “cestino dei lavoro finiti”.
Quando il bambino arriva al posto di lavoro, puo’ rapidamente osservare qual’e il lavoro e quanto e’ il lavoro, perche’ le attivita’ sono poste chiaramente sul ripiano. Il lavoro e’ terminato quando e’ stato tutto completato e posto nel cestino.
Il bambino sa’ cosa arriva dopo, perche’ il compito successivo e’ visibilmente in attesa sul foglio nel secondo ripiano. Un assistente puo’ essere seduto a lato dello studente per una eventuale guida.


Il bambino lavora da sinistra a destra prendendo i compiti di lavoro dal ripiano, e poi ritirandoli nel cestino quando completato. Quando tutte le attivita’ sono fuori dal ripiano, il bambino puo’ ricevere il lavoro “premio” dal ripiano inferiore: puo’ consistere in un gioco o un simbolo per dirigerlo in un altra postazione.La predisposizione della postazione (B) per uno studente piu’ grande, e’ simile.
Lavorera’ da sinistra a destra, ma una volta terminati i compiti, risistemera’ le cose nel ripiano di partenza.

Un particolare della zona di insegnamento individualizzato uno a uno, con l’insegnante di fronte al bambino.

Compiti di lavoro
Io predispongo diversi compiti alla postazione di lavoro. Le cose principali da ricordare a tal riguardo sono:

  1. I compiti rinforzano gli obbiettivi preposti;
  2. allo studente deve essere insegnato come svolgere l’attivita’ (prendila, falla, mettila a posto);
  3. gli obbiettivi del compito devono essere chiari ed evidenti;
  4. i materiali devono essere stabili affinche’ non cadano o si sspargano in giro;
  5. deve essere insegnato il concetto di “finito”.

Di seguito troverete esempi di attivita’ a livelli differenti. Le attivita’ fine-motoria e di coordinazine oculo-manuale iniziano con un oggetto e un posto ove metterlo. Un livello piu’ avanzato si ha con oggetti multipli, con differenti posti dove essere posizionati.
Le attivita’ qui’ illustrate dovrebbero dare dei suggerimenti per utilizzarle ed espanderle nei confronti dei vostri studenti: tenete presente che questi sono alcuni esempi per studenti piu’ giovani che ho utilizzato nella mia stessa classe.



Anelli o dischi da mettere attraverso una fessura in un contenitore sono eccellenti attivita’ iniziali di coordinamento oculo-manuale. La fessura orizzontale e’ di piu’ semplice utilizzo rispetto a quella verticale.



Mettere un oggetto in un foro con la stessa forma puo’ essere un po’ difficoltoso all’inizio per alcuni studenti, per cui in questo esempio si e’ provveduto a ad assegnargli un colore distinto per facilitarlo.
Il contenitore di legno e’ stato nastrato alla scatola di scarpe per una maggiore stabilita’ ed inoltre, poiche’ alcuni bambini sono abbastanza bassi, ho tagliato un lato della scatola affinche’ possano vederci dentro.



Le attivita’ possono essere realizzate con materiali comuni. L’obbiettivo di questo compito e’ che l’alunno tolga il coperchio dal portarullino e poi ponga ciascuno dei due pezzi nella fessura corretta. I coperchi possono essere difficili da rimuovere, per cui essi possono essere parzialmente aperti.


Nota: Le attivita’ di cui sopra sono poste di fronte all’alunno cosi’ che possa lavorare da sinistra a destra.



Questa e’ una combinazione tra compito di abbinamento colori e di attivita’ fine-motoria. Un primo approccio a queste esercitazioni potrebbe essere che il bambino debba mettere gli anelli su di un singolo perno.



Qui’ vedete una attivita’ propedeutica all’allacciarsi le scarpe. I quadrati sono attaccati alla scatola col velcro. Quando insegnate questo compito ricordate di rinforzare i concetti: primo, successivo, dentro, fuori, attraverso, ultimo, ecc.



Il gioco della tombola puo’ insegnare una varieta’ di abilita’, tra cui: abbinamento di disegni, simboli con disegno, parole con disegno, parole iniziali e cose abbinate.



Ho realizzato questo gioco della tombola con le immagini di due cataloghi. I disegni sono stati ritagliati e plastificati, e quindi e’ stato applicato del velcro che evita che si spostino mentre lo studente li posiziona nel punto corretto.



Questa tombola e’ stato recuperato da due libri scolastici usati. Anche qui’ il velcro e’ stato applicato nel retro per una maggiore stabilita’.


Nota: io applico sempre la parte “rigida” del velcro nell’oggetto che si sposta, come le figure e gli oggetti, mentre la parte piu’ morbida e’ applicata nel contenitore o parte che riceve l’oggetto. Io uso questo sistema in tutta l’aula, sia per i compiti e le attivita’ che per gli schemi.



I compiti per studenti piu’ grandi possono includere obbiettivi piu’ avanzati. Le istruzioni devono essere chiare e gli oggetti devono essere ben fermi nel raccoglitore o nel supporto.



Con i giochi con i raccoglitori si possono creare eccellenti compiti di lavoro. Alcuni sono attaccati con il velcro, mentre per altri uso piccole bustine di plastica trasparente per contenere piccoli oggetti.



Abbinamento (in questo caso quantita’-numeri).



Selezione (oggetti grandi-oggetti piccoli).



Assemblaggio di piu’ componenti.

Schemi per lo studente
Lo schema aiuta lo studente a sapere dove andare, quando andare, e cosa succedera’ in seguito. Questo e’ uno dei metodi piu’ importanti per ridurre l’ansieta’ nelle persone con autismo.
Gli schemi seguenti sono quelli utilizzati nella mia classe, in cui sono presenti alcuni studenti con autismo dai 3 agli 8 anni.

Carlo usa una combinazione di schemi di disegni, icone e parole. Si reca alla propria tabella degli schemi, prende l’icona che gli dice cosa fare e la porta fino a dove svolgera’ la prossima attivita’.
In quella attivita’ c’e un posto (striscia di velcro o contenitore) dove lui mettera’ la sua icona.
Quando ha finito, torna alla tabella e prende l’icona successiva.
Se la prossima icona di Carlo rappresenta qualcosa che ha gia’ fatto (ad esempio andare al bagno), lui semplicemente la toglie e la pone nella tasca al di sotto (Finito).
Ugo riesce a leggere, cosi’ il suo schema e’ composto da sole parole; ora sta iniziando a passare dalle parole singole alle frasi.
Questa tabella indica una lista delle cose da fare, ed e’ sistemata nel suo posto di lavoro.
Poiche’ Ugo ha difficolta’ nel memorizzare quale scheda rimuovere una volta che arriva alla sua tabella, c’e’ una freccia all’inizio: lui prende la freccia con la sua mano sinistra, toglie la prima scheda con la sua mano destra, poi sposta subito la freccia alla posizione dove era la scheda tolta: in tal modo, ogni volta che ritorna alla tabella, trovera’ la freccia che punta alla prossima scheda.

Michele sta appena iniziando ad usare gli schemi, ed ha necessita’ di essere guidato alla sua tabella utilizzando una striscia di transizione.
Lui poi prende il prossimo oggetto (da sinistra a destra) dal suo schema e procede dove era diretto.
La tazza gli dice di andare all’area della merenda, e la spugna significa che e’ ora di fare il bagno.
A lato dello schema di ciascuno studente c’e’ una scatola che porta una striscia di “transizione”: questa e’ una striscia colorata utilizzata per dire al bambino di controllare il suo schema.
Io tengo le strisce in diverse posizioni in tutta la classe e gli altri ambienti: quando e’ il momento per lo studente di controllare il suo schema, lo guido per mano alla sua striscia mentre gli dico “controlla il tuo schema“.Allo studente e’ stato insegnato come prendere la striscia dal suo schema, metterlo dentro la scatola e prendere la successiva icona dallo schema.
Io insegno questo passaggio guidandolo “mano nella mano”:
1) Metto la striscia nella mano sinistra del bambino dicendogli “controlla il tuo schema“;
2) Accompagno il bambino allo schema;
3) Aiuto lo studente a mettere la striscia nella scatola con la mano sinistra, mentre allo stesso tempo gli faccio prendere con la mano destra l’icona seguente. Poi dirigo il bambino alla rispettiva area.Dopo che ha imparato a seguire l’istruzione “controlla il tuo schema“, non necessariamente rimuovo la striscia e la scatola. Capita spesso, in momento di crisi o di difficoltà’ per il bambino, che la facilitazione apportata da questi aiuti sia ancora necessaria per agevolare il bambino a seguire le indicazioni e concentrarsi sull’attivita’.

Carte di Comunicazione.
La comunicazione e’ estremamente importante quando si lavora con studenti disturbi dello spettro autistico. Qui’ ci sono alcune delle carte di comunicazione che noi abbiamo sviluppato per aumentare le capacita’ comunicative.

Cosa fare se il bambino non riesce ad ASPETTARE?
Questa puo’ essere una delle aree piu’ difficili per genitori e bambini. A questo proposito, ho realizzato la carta di attesa
che lavora magicamente!
Io uso un cartoncino da cm 7 x 10 e ci stampo sopra la parola ASPETTA (voi potete stampate e ritagliate questa pagina con la scritta che vedrete piu’ avanti).
Fare pratica con la carta richiede due o tre secondi, diverse volte al giorno: ogni volta che provate ad utilizzare la carta, aumentate il tempo.

Tenete un “premio” (oggetto gradito o cibo preferito) in grembo, e dite al bambino che state per darglielo. Porgete la carta di “attesa” al bambino mentre gli dite “Aspetta“. Quasi immediatamente, date al bambino il premio con una mano mentre con l’altra riprendete la carta, dicendogli “Grazie per l’attesa!”

Lentamente incrementate il tempo di attesa: ricordate che un bambino piu’ piccolo non puo’ in ogni caso aspettare troppo, ma questo sistena aiuta veramente loro ad imparare ad aspettare.
Se il bambino ancora non legge, potete usare un simbolo comune quale la mano verticale a dita unite, ferma di fronte a lui.

La carta di “attesa” puo’ essere usata per aiutare i bambini ad attendere il proprio turno, attendere in fila uscendo dalla classe, ed io la uso anche assieme alla carta con l’immagine del copmuter per aiutarli ad attendere mentre cambio un programma software.
Anche gli oggetti possono attendere… per esempio, un puzzle che dovra’ essere terminato piu’ tardi puo’ “attendere” il ritorno del bambino. Basta mettere la carta di “attesa” sopra di esso.

Ricordate che la carta di attesa e’ una promessa da mantenere sempre. Se chiedo ad un bambino di aspettare, poi torno sempre da lui per riprendere il lavoro sospeso.

Alcuni bambini molto piccoli non capiscono ancora il concetto di “attesa”, ma sembrano comunque comprendere che non avranno il “premio” senza la carta di attesa. Io lascio la carta che tenevo in mano, e loro potrebbero dover prendere la carta dal pavimento, ma essi sanno che questo e’ “prezzo da pagare”!
   

Simbolo “No”:.
Ritagliatelo da un cerchio di circa 7-8 cm ricavato da un foglio di carta rossa (o stampate la pagina e quindi i simboli sotto) e plastificatelo. Mettete poi due strisce di velcro nel retro.
Potete utilizzare questo simbolo sulla parte di uno schema giornaliero che per qualche motivo oggi deve essere saltato, o su di una attivita’ che non andra’ eseguita. Quando viene usato sullo schema diventa una indicazione visiva che lo schema e’ praticamente lo stesso, ma che parte di esso sara’ saltata, per ora. Il simbolo No puo’ anche essere usato per segnalare un’area o una zona a cui non si puo’ accedere.

“E’ OK”, “Va bene”,.
Noi diciamo questo molto spesso ai bambini, ma a meno che non imparino esattamente cosa significa, questo non li aiuta molto.
In una classe con alunni con autismo, un piccolo avvenimento puo’ avere effetti negativi amplificati se non correttamente gestiti.
La nostra carta OK (o “Va bene”) ci aiuta a fronteggiare i piccoli fastidi della vita. Quando qualcosa devia dal previsto, basta che diciamo, “Va tutto bene“, “E’ tutto Ok cosi‘”, mostriamo al bambino la carta, poi la ritiriamo.

Ad esempio se da un puzzle che stiamo completando manca un pezzo, noi mettiamo una piccola carta “OK” sul puzzle o al posto del pezzo mancante e proseguiamo senza di esso. Se il fatto tragico e’ una banale macchia di sugo che il bambino non sopporta, possiamo scrivere la parola “Va bene” su un pezzo di nastro adesivo e piazzarlo sulla macchia, e riuscire a cosi’ a minimizzare temporanemante il problema.
       

Problemi di comportamento?? Da dove iniziare ??
Vi indico un semplice metodo per dare le priorita’ a comportamenti problematici: qualche volta un bambino con autismo puo’ avere cosi’ tanti comportamenti inadeguati da non sapere da dove iniziare per confrontarti con lui; fai un tentativo con questo sistema.

Io inizio facendo una lista di tutto cio’ che considero comportamenti anomali e che andrebbero corretti. Elenca assolutamente tutto! (io la chiamo la lista dei fastidi, c’e’ tutto quello che mi infastidisce di lui). Sembra un po’ esagerato elencare tutto, ma in questo modo riesco a verificare se e quando avro’ avuto dei miglioramenti piu’ avanti.
Successivamente scorro la lista e scrivo 1, 2, o 3 vicino a ciascuna voce, per assegnare e priorita’:
1 = aspetti sulla sicurezza fisica (dare calci, colpirsi, rovesciare le sedie);
2 = cose che mi infastidiscono sul serio (dita nel naso, mani dentro i pantaloni, sputare);
3 = cose che non dovrebbe fare, ma con le quali posso convivere (togliersi le scarpe, lasciare il pranzo, rompere dei fogli).

Ora, io inizio a lavorare sugli aspetti relativi alla incolumita’ personale, e cerco di ignorare tutto il resto, per ora. Mano mano che questi aspetti cominciano a diminuire, inizio ad occuparmi dei comportamenti numerati con il 2 nella lista (quelli che mi infastidiscono molto).

Solitamente non arrivo mai ad occuparmi di quelli col numero 3, ed essi tendono a scomparire spesso da soli o a ridursi.
Questa lista e’ anche un ottimo sistema per giustificare agli altri il perche’ non stiamo lavorando su tutti i comportamenti inappropriati. Io non ce la farei, ma poiche’ non tutte le altre persone lo capiscono, gli rispondo “Questa non e’ ora una priorita’, stiamo lavorando sulla sicurezza personale

Il semplice fatto di sapere da dove iniziare, tra l’altro, ti fa sentire che stai facendo gia’ qualcosa. Dopo un mese, torna alla lista e dagli uno sguardo: probabilmente ne sarai piacevolmente sorpreso. Le cose necessiteranno ancora di ulteriore lavoro, ma almento potrai osservare gia’ alcuni progressi.

Chiedere aiuto
I bambini con disturbi dello spettro autistico hanno spesso difficoltà nell’esprimere i loro desidere ed i loro bisogni. È spesso più facile (e più efficace) per loro reagire con una crisi di comportamento che “calcolare” come dire “Io voglio…” oppure “Io non voglio…“. La crisi serve allo scopo e inoltre attrae l’attenzione di alcune persone.

In entrambe situazioni, le Storie Sociali di Carol Gray sono utili. Sono brevi dialoghi “se…allora” che possono essere usati per risolvere molti problemi.

Ho usato le Storie Sociali ed ho trovato che anche scrivere una frase per il bambino, come sta per avvenire la crisi di comportamento, è molto efficace. Se il bambino può leggere, e’ tutto piu’ facile, ma se no, può ancora funzionare. Qui vi mostro un sistema che ho trovato funzionare abbastanza quando un bambino e’ agitato.

Situazione:
Gli allievi stanno lavorando nei loro banchi. Improvvisamente, Mario ha una crisi, getta in aria le sue carte e la matita e comincia a gridare (“Non lo faccio, non lo faccio!, NO! NO! Non lo voglio..! eccetera).

Provate ad analizzare la situazione in termini di “Cosa c’e’ di sbagliato in questo quadro?” anziché “Gli e’ successo ancora“.
E’ probabile che chiedendo a Mario che cosa c’e’ che non va non otterrete la risposta che desiderate, ma provate questa possibilita’. Provate alcune domande come “Il compito e’ troppo difficile?” oppure “Si e’ rotta la matita?”.
Spesso otterrete come risposta soltanto una maggiore agitazione.

Mi prendo un attimo di tempo, e dò all’allievo la possibilita’ di sistemare la situazione da solo, o di calmarsi un po’: non e’ detto che anche voi abbiate il lusso di poter aspettare.

Mentre provate a dare uno sguardo al banco, o ai dintorni, o a qualunque cosa pensiate possa causare il problema, cominciano a fare affermazioni e scrivere alcune brevi frasi su pezzo di carta per aiutare Mario a fare una soluzione di problema.
Iniziate a scrivere le cose evidenti per prime.

  1. “Mario è pazzo”.
    Mario potrebbe sostenere che lui non e’ pazzo, ma voi lo vedete come pazzo e quello è giusto cio’ che avete scritto. (continuare a scrivere…);
  2. “Quando Mario è pazzo, deve prendersi una pausa (o un respiro profondo, o qualunque cosa pensiate sia appropriata)”;
  3. “Quando si prende una pausa, ci si siede tranquillamente”.
    Nel frattempo, probabilmente, avete un’idea di cosa sia sbagliato nel banco, nel foglio o nelle vicinanze che abbia portato alla crisi di Mario. E’ possibile che Mario stia ora discutendo di non voler sedersi tranquillamente, come pure che stia proseguando la sua crisi di comportamento: se si calma un attimo, elogiatelo subito per questo.
    Proseguite scrivendo alcune altre frasi su Mario,consentendogli di vedere cio’ che state scrivendo. Magari, con un po’ di fortuna, potreste aver scoperto che la causa di tutto era il fatto che lui stava cercando di scrivere una parola o dei numeri e non riusciva a farlo bene.
    (continuare a scrivere)
  4. Mario ha un problema: Mario non riesce a scrivere bene un numero“.
  5. Quando Mario ha un problema, deve chiedere aiuto“.
  6. Quando si chiede aiuto, si da’ all’insegnante la carta di “AIUTO” (oppure: si alza la mano affinchè l’ insegnante venga in aiuto.)
    Provare a svolgere tutto cio’ ad un passo abbastanza lento, in modo da poter essere sicuri che il bambino sta capendo ogni frase.
    Ciò può richiedere parecchi minuti che magari ancora non avete ancora, ma contribuirà a ridurre a lungo termine i disturbi di comportamento.Ora, ripetete i passi 5 e 6 mentre indicate la carta di “AIUTO” o mentre mostrate a Mario come sollevare la sua mano. Se siete fortunati, Mario potrebbe capire come fare gia’ alla prima prova. Più generale sara’ la vostra lista, più situazioni saranno adattabili.
    Potrebbe darsi che dobbiate utilizzare questo piano d’azione in una molteplicita’ di situazioni, ma è un buon sistema e funziona.Ricordarsi sempre, ogni bambino è differente, ma ogni bambino è un po’ simile agli altri.”E riguardo i bambino che non riescono a parlare e che spesso non sembrano capire cio’ che gli dite?
    In questo caso, spesso e’ molto più difficile analizzare la situazione, ma tentateci lo stesso.
    Semplificate al massimo la soluzione e utilizzate frasi “se…, allora….”, come “Ah, ne vuoi altro?? …Se ne vuoi ancora, indicalo ancora…” Anche se queste soluzioni possono sembrare un po’ troppo ovvie, ricordatevi che questi bambini non sempre vedono cio’ che puo’ sembrare ovvio a noi.
    I suggerimenti qui indicati possono aiutare il bambino ad imparare ad analizzare indipendentemente una situazione e cercare l’aiuto in un modo più appropriato.
2018-09-23T23:33:01+00:00gennaio 2nd, 2001|Documenti, Formazione|